E. Cagigrigoriu, A.Valli
Div. di Traumatologia e di Ergoftalmologia – Osp. Oftalmico di Torino
- Primario: G. Bellone

Questo tipo d’intervento è stato studiato per rispondere alle esigenze di un risultato esteticamente buono, costante, pressochè privo di complicazioni e molto semplice nell’attuazione. Nei casi di bulbi subatrofici o di bulbi in cui si imponga come unico tipo di trattamento un’exenteratio bulbi, noi pratichiamo questo tipo di intervento già da tempo e non abbiamo avuto sinora alcun problema.
L’intervento inizia con l’apertura della congiuntiva al limbus, si procede all’asportazione della cornea e dell’anello sclerale corrispondente alle teste dei corpi ciliari, che devono assolutamente essere asportati onde evitare gravi complicazioni infiammatorie. Vai a→

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M. Stirpe, S. Fruscella, C. Villani
Ospedale polispecializzato – Roma

Gli autori hanno presentato tre casi con proliferazioni retino-vitreali post-traumatiche. Il primo caso trattava di un bulbo perforato da parte a parte da un pallino da caccia; in esso è stato rimosso il vitreo e tutte le membrane neoformate. Nel secondo caso era presente una membrana di proliferazione post-emorragica che stirava la retina. Il terzo caso trattavasi di un trauma contusivo grave con emorragia vitreale e formazione di una densa cotenna proliferante che stirava la retina; dopo avere asportato le prime membrane era stato introdotto olio di silicone per distendere la retina e poter aggredire le membrane posteriori. Vai a→

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Cagigrigoriu E., Valli A.
Divisione di Traumatologia ed Ergoftalmologia – Ospedale Oftalmico di Torino – Primario: Prof. G. Bellone.

Nell’estrazione di c.e. di piccole dimensioni ai confini del segmento anteriore, soprattutto se situati in strutture oculari difficilmente esplorabili sia con mezzi ottici che radiologici, ci si trova di fronte al problema di una perfetta localizzazione. Per ciò ci si deve avvalere di altri strumenti diagnostici. Vai a→

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A.Valli
Osp. Oft. di Torino, Div. Traumatologia ed Ergoftalmologia – Primario: prof. G.Bellone.

L’avvento della microchirurgia in traumatologia ha posto problemi di precisione diagnostica che in molti casi si possono risolvere solo mediante un attento esame ecografico. Notevoli possono essere le funzioni di un esame ecografico eseguito tempestivamente in casi di patologia traumatica oculare, sia che si tratti di lesioni a bulbo chiuso che a bulbo aperto. Il tempestivo riconoscimento di patologie non obiettivabili tramite diretta esplorazione ottica può in diversi casi permettere una più rapida decisione terapeutica sia farmacologica che chirurgica. Vai a→

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A. Boles Carenini*, G. Sibour, C. Gastaldi,
R. Protti,B.Brogliatti,A.Valli **
* II Clinica Oculistica dell’ Università di Torino: Dir.Prof.F.M. Grignolo
** C.I.D.I.M.U. Diagnostica Medica Ultrasonica Torino

INTRODUZIONE

Da alcuni anni in oftalmologia è sempre più sentita la necessità di poter quantificare con metodiche non invasive l’apporto ematico bulbare, sia esso coroideale, retinico o orbitario al fine di poter meglio identificare il ruolo vascolare in diverse patologie oculari. Vai a→

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Bellone G., Valli A., La Rosa G.
Ospedale Oftalmico di Torino – Divisione di Traumatologia ed Ergoftalmologia Primario: Prof. G. Bellone

Gli Autori valutano con l’ausilio dell’esame ecografico tessutale le varie condizioni patologiche della muscolatura estrinseca oculare in seguito a traumi orbitari.

L’impiego dell’ecografia in ergoftalmologia coincide con quello nell’intera patologia oculare, bulbare e orbitaria. In questo lavoro restringeremo il campo alla patologia orbitaria che deriva da infortuni contratti in ambiente lavorativo, costituito da lesioni dei muscoli estrinseci provocate da contusioni, fratture, ematomi. Tale patologia orbitaria può dare origine a diversi sintomi soggettivi e oggettivi, tra cui: Vai a→

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A. Valli
Ospedale Oftalmico di Torino, Divisione di Traumatologia ed Ergoftalmologia Primario: Prof. G. Bellone.

Molto spesso nella pratica clinica ci troviamo di fronte a casi di pronto soccorso di pazienti che presentano medie e piccole soluzioni di continuo palpebrali a volte associate a patologia traumatica bulbare.
Queste lesioni vengono sovente suturate chirurgicamente come se si trattasse di comuni ferite cutanee, senza tenere nella giusta considerazione la fine struttura palpebrale interessata dal trauma.
Tali strutture trattate in maniera approssimativa, esitano spesso in retrazioni cicatriziali che portano ad ectropion o ad entropion fino a colobomi palpebrali che oltre ad essere invalidanti dal punto di vista funzionale, creano dei problemi estetici e psicologici al paziente, ed inoltre complicano eventuali ritocchi successivi di trattamenti chirurgoplastici volti al fine di ristabilire una normale morfologia dei piani palpebrali. È utile considerare il fatto che recentemente sono molto aumentati gli incidenti stradali, che spesso vengono a produrre lesioni cutanee a giovani donne. Nascono in questi casi problemi legali che si protraggono per lungo tempo anche in conseguenza degli avvenuti danni estetici. Vai a→

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G.Bellone, E. Cagigrigoriu, A. Valli

In questo lavoro riguardante la chirurgia traumatologica dell’orbita, vogliamo descrivere un tipo di intervento che abbastanza frequentemente è necessario effettuare in casi di traumi pregressi dell’orbita. Si tratta di una chirurgia assai semplice, alla portata del chirurgo oculista e che può essere praticata in una normale sala operatoria attrezzata per la chirurgia oculare. Vi presentiamo un caso classico di proptosi traumatica in un soggetto di 51 anni colpito in regione frontorbitaria destra da un colpo di coda di una mucca quattro anni prima. Negli anni successivi ha lamentato progressivo senso di peso a cui si è aggiunta in tempi recenti una diplopia verso l’alto. Il meccanismo per cui si producono queste situazioni patologiche nasce da una discontinuità della volta orbitaria comunicante con il seno frontale. L’emorragia si fa strada nell’orbita, si estende dietro il bulbo al di fuori del cono muscolare, e al sangue si viene ad aggiungere la secrezione del seno frontale stesso, venendosi a costituire una neoformazione lentamente progressiva che richiede una diagnostica assai accurata. Vai a→

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P. Negro, G. Bellone*, A. ValliI*
*Ospedale Oftalmico di Torino – Div. Traumatologia ed Ergoftalologia – Primario: Prof. G. Bellone

L’avvento del laser Nd -Yag in oftalmologia, ha aperto nuove possibilità di trattamento in svariate affezioni oculari. In questa sede noi ci occuperemo di quei casi in cui questo tipo di intervento è l’unico possibile, trattandosi di occhi in cui la chirurgia classica è pressochè impossibile o sconsigliabile ad effettuarsi.
Casi di questo genere si possono suddividere in due categorie: Vai a→

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B.Brogliatti*, E. Amasio**, C.Feira**, A. Valli***

Istituto di Clinica Oculistica dell’Università di Torino
Direttore: Prof. B.Boles Carenini

Ospedale Oftalmico di Torino – Divisione Glaucomi**
Primario: Prof. M.Gastaldi

Ospedale Oftalmico di Torino – Divisione di Traumatologia***
Primario: Prof. G.Bellone

Come valida alternativa all’arteriografia carotidea, non scevra talvolta di gravi complicanze e soprattutto non eseguibile su larga scala proponiamo la misurazione della PAR mediante l’impiego dell’arteriotonografo di Stepanik. Tale metodica in realtà ci consente la registrazione della pressione dell’arteria oftalmica che essendo l’unica branca della carotide interna tra la biforcazione della carotide comune ed il circolo di Willis, rispecchia fedelmente la situazione emodinamica del circolo carotideo (Diap circolo carotideo). Tale strumento permette inoltre ad un unico operatore di effettuare la misurazione simultaneamente all’apparire del fenomeno del collasso dell’arteria centrale della retina. Vai a→

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